L’allevamento di Bettinardi Giuseppe è situato in via Cascinini 9 ad Alzate di Momo, in provincia di Novara. Operativo dal 1981, inizialmente come allevamento di conigli da compagnia e da macello, a partire da fine anni ’80 inizia a vendere anche a laboratori di vivisezione. La prospettiva di profitto derivante dalla vendita per la sperimentazione motiva Bettinardi a dedicare una parte significativa del suo allevamento anche alle cavie, queste ultime destinate solo alla ricerca. Nei capannoni dell’allevamento sono rinchiusi circa 2000 conigli e 800 cavie.
Viste le dimensioni relativamente ridotte dell’azienda a conduzione familiare (Bettinardi non ha dipendenti e si avvale di soli due collaboratori per la gestione dell’allevamento, nonostante i suoi 66 anni) si potrebbe supporre che l’importanza di questo fornitore per l’industria della vivisezione italiana sia contenuta. Tuttavia Bettinardi risulta fornire conigli anche all’Istituto Superiore di Sanità a Roma, conigli e porcellini d’india alla Eurofins Biolab di Milano, conigli al Dipartimento di Fisiologia di Milano, porcellini d’india alla Zambon di Bresso (MI), porcellini d’india al Dipartimento di scienze fisiologiche dell’Università di Pavia, porcellini d’india del dipartimento di chirurgia generale e specialistica dell’Università di Modena. Questi sono solo alcuni dei laboratori regolarmente forniti da questa azienda, che probabilmente proprio per la sua dimensione ridotta ed ai bassi costi di gestione riesce a proporre gli animali a prezzi competitivi rispetto a leader del settore quali Charles River.
Per molti anni l’allevamento ha operato nel più totale anonimato, ignorato dal movimento di lotta contro la vivisezione che aveva scelto tra i propri obiettivi strutture più note e di dimensioni maggiori come la Morini di San Polo d’Enza, ed in seguito l’azienda Green Hill di Montichiari.
Questo sino a quando un gruppo di attiviste /i dell’ALF ha reso nota una liberazione avvenuta la notte del 5 settembre 2013, in cui circa 407 cavie sono state liberate. Alcuni mesi dopo è stato diffuso un video che documentava le condizioni degli animali all’interno dell’allevamento: una serie interminabile di gabbie anguste con decine e decine di individui rinchiusi.
Alcuni mesi dopo quella liberazione veniva lanciata una prima iniziativa di
protesta da parte del Coordinamento Fermare Green Hill, concretizzatasi con un primo presidio di protesta davanti all’allevamento il 16 Novembre 2013. Il Coordinamento aveva per altro riportato il nome di Bettinardi come fornitore di conigli per i laboratori dell’ Università di Milano nel dossier informativo diffuso in seguito alla occupazione dello Stabulario del dipartimento di Farmacologia avvenuta nell’Aprile dello stesso anno.
Le dichiarazioni di Bettinardi su media e giornali sembravano suggerire una volontà di chiusura dell’attività in seguito al danno economico subito, intento purtroppo mai realizzato: l’allevamento ha continuato e continua a fornire decine di centri di ricerca in Italia di conigli e porcellini d’india.
L’allevamento di Bettinardi è uno degli ultimi allevamenti a conduzione familiare di animali per l’industria della vivisezione in Italia, questo lo rende un obiettivo concreto e raggiungibile. Il tempo per Bettinardi dell’anonimato e della tranquillità è finito, è giunto il momento di far chiudere questa azienda di morte, rendere quei capanni vuoti per sempre ed infliggere un altro colpo all’industria della vivisezione.